Arte e Cultura, HOT IN TOWN

Un giorno tutto questo è stato, è e sarà

Il Salone del libro di Torino si è appena concluso e ne siamo usciti completamente frastornati per via della moltitudine di gente, della miriade di conferenze e di incontri. La colonna sonora che ha accompagnato questi cinque giorni di Salone è stato il vociare delle persone, un rumore incomprensibile che arrivava alle orecchie da tutti i lati. Mentre il profumo costante è sicuramente uno tra i nostri preferiti… il profumo di libri nuovi. I problemi organizzativi non sono mancati, dalla tanto discussa polemica sul padiglione 4 alle eccessive file per partecipare agli eventi (una semplice prenotazione, come nelle edizioni precedenti, sarebbe bastata a smaltire un po’ di gente) che andavano di pari passo con le file per comprare gli hot dog. Si è tanto parlato di altissimi numeri di visitatori, di over booking, ma, come spesso accade, i numeri non sempre sono indice di successo, infatti è bastato parlare con qualche espositore per capire che le vendite non sono state soddisfacenti.

Inoltre, se l’anno scorso si era fatto un gran vociare sul concedere più spazio alle case editrici indipendenti, alla piccola e media editoria, quest’anno è tornato tutto come prima, con le grandi case editrici in pole position.

E siccome su Turinoise si prova a dare spazio alle piccole realtà presenti sul territorio torinese abbiamo fatto quattro chiacchiere con Andrea e Alessio di “Autori riuniti” e con Denise di “Nora book & coffee”, presenti al Salone.

Lo stand dei primi si trovava nel cosiddetto “incubatore per piccoli editori”, uno spazio (angusto) dedicato alle nuove realtà editoriali, slegate dai grandi gruppi. Il progetto “Autori riuniti” è nato quattro anni fa, in una sera d’estate, dall’idea di tre ragazzi, Andrea, Alessio e Vito che, ad oggi, non si sono pentiti di una scelta così audace! La cosa più interessante di questa casa editrice è che ogni libro viene selezionato, tradotto, editato, corretto, impaginato e promosso esclusivamente da autori che fanno parte di un comitato di lettura che decide a maggioranza, non necessariamente all’unanimità. Non esistono membri permanenti del comitato, a turno ne fanno parte gli autori della casa editrice. Alla domanda se l’ecommerce ha in qualche modo diminuito e appiattito le loro vendite i ragazzi di “Autori riuniti” hanno risposto che il supporto digitale è solo un modo in più per avvicinare i lettori, soprattutto le nuove generazioni, quindi è uno strumento utile. Noi crediamo nel loro lavoro e nella loro voglia di non annoiare, di emozionare e di svegliare dal torpore il lettore.

Il caso di “Nora book & coffee” è un po’ differente in quanto si tratta di una libreria/ caffetteria, non per questo meno stimolante. Il loro stand si trovava nello sciagurato padiglione 4, e dunque, dopo una richiesta formale, anche loro saranno risarciti della metà della spesa sostenuta, compromesso al quale si è arrivati dopo le numerose proteste. Questa graziosa libreria/caffetteria, che si trova nel cuore del quadrilatero, nasce nel 2016 da una commistione di saperi, dall’impegno di Denise, già nel mondo dell’editoria, e di Vincenzo, che si occupava di ristorazione. Entrando ci si accorge subito di due particolarità difficili da trovare nelle altre librerie, ovvero la presenza di una vasta gamma di letteratura femminista, di tematiche di genere e cultura lgbt (che si aggiunge a libri classici, grandi bestseller ed edizioni ancora poco conosciute di piccole case editrici), e di una saletta dedicata alla lettura dove poter sfogliare le proposte e gustare pasticcini. Come si può immaginare, e come ci ha confermato anche Denise, la scelta di specializzarsi in una specifica tipologia letteraria non è mai semplice, sopratutto in questo caso, data la paura del pregiudizio e del fallimento. Nonostante i timori, la neonata “Nora” si è posta il delicato obiettivo di affrontare queste tematiche scomode per sensibilizzare i lettori ma anche per apportare uno spirito di apertura mentale, slegato da preconcetti e vecchi retaggi, che, diciamocelo sinceramente, nel 2018 andrebbero del tutto abbandonati.

Se da un lato il Salone, dunque, serve ed è servito a noi, come a moltissimi altri appassionati di lettura, per far conoscere e scoprire piccoli tesori dell’editoria, dall’altro ha lasciato un sapore amaro che speriamo possa addolcirsi l’anno prossimo con degli accorgimenti in più. L’augurio finale che facciamo a questa enorme manifestazione è che un giorno tutto questo sia ancora qua a Torino e che riesca veramente nell’intento nobile di portare in alto la cultura del leggere.

Giordana Restifo

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