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Palazzo Madama

Palazzo Madama è uno dei palazzi nobiliari più singolari al mondo.

Originaria porta romana orientale di accesso al decumano, sul modello di quella settentrionale (la Porta Palatina che è ancora in piedi e poco distante), venne poi fortificata in una roccaforte medievale (la “Porta Fibellona”) e in seguito divenne sede di comando per i Vicari dei principi d’Acaia e residenza di passaggio per i duchi di Savoia e per i loro ospiti. Mantiene tracce di una storia composita, da cui risulta un connubio bizzarro e interessante di duemila anni di storia.

Quando Emanuele Filiberto di Savoia spostò la sua corte da Chambéry a Torino, nel 1563, il castello medievale era in uno stato di grave abbandono in seguito al ventennio di dominazione francese: per questo il duca si stabilì nel palazzo del Vescovo, che poi fece ricostruire in quello che ora è Palazzo Reale.
L’antica fortezza si trovò quindi di nuovo, singolarmente, a fungere da fulcro secondario, ospitando gli ospiti dei Savoia e alcuni eventi di carattere pubblico: qui fu battezzato Carlo Emanuele I e qui egli si sposò con Caterina d’Austria. Spettacoli di corte, tornei e festeggiamenti si tenevano nell’antica sala di rappresentanza e nella piazza prospiciente il palazzo (al tempo divisa dalla piazzetta reale da un muro).
Fu Carlo Emanuele a richiedere che il Palazzo venisse collegato attraverso una galleria interna (prima sede della collezione artistica dei Savoia) alla residenza centrale dei Savoia, ovvero Palazzo Reale.

Fu però Madama Cristina, divenuta reggente dopo la morte del marito Vittorio Amedeo di Savoia, a eleggere il vecchio castello degli Acaia a sua residenza di rappresentanza nel 1638. Da allora fu residenza delle “Madame reali” e grazie a queste trovò nuove forme. Sotto Madama Giovanna Battista fu costruita l’opulenta facciata su progetto di Filippo Juvarra, così come lo scalone d’entrata che tanto ne caratterizza l’aspetto attuale.
Dismessa da residenza durante l’occupazione napoleonica, fu poi sede di un Osservatorio Astronomico, della “Pinacoteca Sabauda” e del Senato del Regno d’Italia. Infine, divenne sede del Museo Civico di Torino, che da allora raccoglie una preziosa collezione frutto di numerose donazioni ed acquisizioni.

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