Oggi facciamo un’intervista un po’ suigeneris. Parliamo con una donna giovane –o giovane donna, mettetela come volete – che, non solo ha fatto pacchi e pacchetti e ha volato dall’estremo sud al profondo nord. No, non era abbastanza coraggioso. Oriana, ha puntato ancora più in alto. E, nella nuova casa polare in cui si è avventurata, ha deciso di aprire una casa editrice.

Suigeneris è il suo nome

Suigeneris un po’ come lei. Col boccolo che non fa per niente angioletto ma animale selvaggio. Pronto a tutto, per arrivare dove vuole lei. Potevo non chiedere ad una siciliana che ha scelto Torino come luogo di elezione per vita e lavoro, che cosa c’ha visto nella freddezza sabauda?

Nope.

E quindi. Che parta l’intervista suigeneris

suigeneris

Allora, narraci un po’. Qual è stato il viaggio che ti ha portato a Torino dalla Sicilia?

Sono approdata a Torino dopo essere passata da Milano. La voce metallica della metro di Milano è stata la mia prima tappa da fuori sede. Abitavo a Cologno Nord e mi facevo un’ora di andata e di ritorno per frequentare MasterBook (Master nei Mestieri dell’Editoria) allo IULM.

Avevo con me libri sottili, da finire durante la corsa.

Ho scelto di fare le ore di tirocinio, previste dal Master, a Torino

Perché mi sono innamorata della città.

Le prime cose che ho visto sono state Il Salone del Libro e Piazza Santa Giulia.”

E Cosa hai visto in Torino che ti ha fatto pensare: è proprio qui che metterò radici

“Ho deciso, sedendomi per terra nella piazza in mezzo alla folla, che Torino era la città per me.

Abitandoci ho scoperto molte cose che mi fanno stare bene; ho la sensazione che sia piccolissima e che possa raggiungere tutto a piedi.

Così mi è capitato di camminare per ben quaranta minuti o di spostarmi pochissimo dal mio quartiere. Sentendo sia di conoscerla già sia di non averne visto ancora molto.

Non so se ho messo le radici qui, non mi sento una pianta stabile. Viaggio molto per lavoro, famiglia e piacere. So che Torino ha avuto in questi anni l’aria di casa.”

Sarai stata certamente, da brava fuori sede, adottata da un quartiere?

Quale ti ha scelto? Dipingilo un po’ a chi deve ancora metter piede a Torino.

“Il quartiere d’adozione e d’elezione è Vanchiglia. Non so se le due cose s’influenzano a vicenda l’adozione e l’elezione, immagino di sì. Di Vanchiglia sento il vociare mattutino del mercato e quello notturno in Santa Giulia; le urla di Cosimo Cavallo quando cammina veloce e tira fuori demoni e fiato che ha in corpo. Adoro poi una commessa gentile alla posta e mi prude il naso quando vedo al banco l’altra dall’aria antipatica.

Mi piace la vicinanza con il Po, Palazzo Nuovo, il Campus, la Cavallerizza. Mi piace proporre alle persone di incontrarci a Vanchiglia e avere casa calda vicino se voglio tornare presto a riparo.”

Ora spetta alla domanda che più tocca la tua sfera lavorativa. Essendo editrice, a Torino, com’è l’ambiente?

“Torino è affezionata ai libri e alla scrittura. Dal Salone del Libro a Portici di Carta, alla Scuola Holden; al Circolo dei lettori, alle molteplici librerie. Tanti gli  spazi occupati e i localini che organizzano eventi su eventi; presentazioni, competizioni. – Incipit Offresi, Poetry Slam, Speedate letterari. E quelle seducenti bancarelle in via Po che hanno dai libri usati alle nuove uscite a metà prezzo.

Di sicuro tutte queste realtà sono controverse e creano attorno al libro grandi dibattiti e interesse. La città ci mette del suo. Nonostante ciò, qui come in tutta Italia il numero di persone recettive e interessate dovrebbe aumentare esponenzialmente. In alcuni momenti si ha la sensazione di essere in pochi superappassionati adepti; in altri la risposta dei lettori è stupefacente.”

Curiosità da persona che ama sempre fare discorsi ipotetici –io-.

Oggi, la sceglieresti di nuovo come sede della tua titanica impresa?

Oppure torneresti a Milano o Sicilia?

“Come sarebbe adesso se l’avessi aperta a Milano o in Sicilia? Non lo so e sarei curiosa di saperlo. Mi domando sempre come sarebbero cambiate le cose se avessi fatto una scelta diversa nella vita. Questo mi accade pensando a tutti gli snodi che mi hanno portato in una strada, rispetto a un’altra.

Credo che ogni scelta sia tremenda e mi sento in difficoltà ogni volta che devo prenderne una. Mi faccio confortare dalla propensione, una volta affrontato lo sconforto di dover escludere l’alternativa, a perseguire nella scelta e ad assorbire tutti gli stimoli che ne derivano.

Sono felice di com’è andata finora con SuiGeneris, degli autori pubblicati. Delle persone che mi hanno aiutato nell’impresa. Titanica mi sembra il termine giusto. Dato che evoca delle dimensioni gigantesche, e gestire una casa editrice richiede un’enorme energia e forza di volontà.

L’impresa titanica ha anche implicita la possibilità di fallimento

E tutte le piccole realtà combattono con questa morsa alle gambe. La mia speranza è che la casa editrice continui a crescere.”

E noi di Turinoise lo speriamo per te. D’altronde, Torino ti ha accolta e non vediamo motivi per cui ti possa voltare le spalle. Per tutti i lettori autoctoni e non, questa era Oriana. La fuorisede suigeneris. Date un’occhiata al suo lavoro da siciliana (e nuova torinese).