8 marzo: meno mimose, più cose utili

Numeri di emergenza, luoghi sicuri e piccoli strumenti utili quando qualcosa non va

L’8 marzo mi lascia sempre un po’ perplessa.

Non perché abbia qualcosa contro le mimose, chiariamolo subito. Se ti piacciono, se ti fanno sorridere, se qualcuno te le regala con affetto, benissimo. Davvero.
E tra l’altro la mimosa non è nemmeno un simbolo scelto a caso. In Italia fu scelta nel 1946 dall’Unione Donne Italiane perché era un fiore semplice, economico e facile da trovare proprio nei primi giorni di marzo. Un simbolo popolare, accessibile a tutte, non un regalo costoso o elitario.

Il problema quindi non è la mimosa.

Il problema è tutto quello che ci gira intorno, alle mimose.

Ogni anno succede la stessa cosa: fiori, frasi motivazionali, post pieni di cuori e solidarietà universale. Per ventiquattr’ore.
Poi il giorno dopo, anzi spesso anche lo stesso giorno, torna il silenzio.

Silenzio quando una donna viene molestata sull’autobus.
Silenzio quando qualcuna viene seguita per strada.
Silenzio quando un amico fa la battuta pesante e tutti ridono.

Praticamente regaliamo una mimosa per pulirci la coscienza. Poi si torna alla normalità.

E la normalità, purtroppo, per le donne significa fare calcoli continui, manco fossimo tutte laureate in ingegneria.
Quale strada fare per tornare a casa, se condividere la posizione con qualcuno, se cambiare posto sull’autobus, se ignorare o rispondere a quello che insiste, se cambiare posto al cinema, facendo la figura di quella che sta facendo una scenata.

A forza di ignorare il problema abbiamo anche dovuto inventarci un linguaggio parallelo per chiedere aiuto. Gestini con le mani sui social. Codici nei bar. Adesivi del 1522 attaccati sulle porte dei bagni delle stazioni e degli aeroporti.

Nel frattempo fuori capita che se ti vesti carina qualcuno si senta autorizzato ad abbaiare per strada. Ma poi arriva l’8 marzo e tutto questo improvvisamente, pensate un po’, vale la pena… Perché otteniamo…

….LE MIMOSE.

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Per questo, più che parlare di mimose, ho deciso che in questo articolo parlerò di cose forse meno poetiche: numeri da salvare, luoghi dove chiedere aiuto, strumenti concreti che possono servire quando qualcosa non va.

Molto meno romantico, ve lo concederò. Però metti mai.


1522

Il primo numero da salvare è il 1522. È il numero nazionale antiviolenza e stalking.

Cose importanti da sapere:

  • è gratuito
  • è attivo 24 ore su 24
  • rispondono operatrici formate
  • si può contattare anche via chat (c’è anche l’app: la installi, la apri ed è già una chat live)

Si può chiamare anche solo per capire cosa fare. O per parlare con qualcuno che sa riconoscere certe dinamiche quando tu magari non sei ancora sicura di quello che sta succedendo.

Vai al sito del 1522


I punti viola

Esiste una rete chiamata Punti Viola.

Sono bar, negozi e locali che hanno aderito a un progetto molto semplice: offrire un posto sicuro a chi si sente in pericolo per strada. Se ti senti seguita o a disagio puoi entrare e chiedere aiuto.

Link ai punti viola


Se torni a casa da sola

Se sei una donna, probabilmente non sto scoprendo l’acqua calda, ma vale la pena scriverle, queste cose:

  • condividi la posizione con qualcuno di fidato, soprattutto se esci con sconosciuti
  • preferisci, se possibile, strade più illuminate
  • se qualcuno insiste o ti mette a disagio, entra in un negozio o in un bar senza vergognarti (non sei tu a dover essere in imbarazzo)
  • se serve, chiama il 112 (non sei tu a dover essere in imbarazzo e a doverti scusare)

Viola walk home: esiste un’app pensata per accompagnarti mentre torni a casa o ti sposti da sola. Durante il tragitto qualcuno monitora virtualmente il percorso e può intervenire se qualcosa non va. È un servizio utile soprattutto quando si rientra di notte o in zone poco frequentate. L’app funziona tramite abbonamento, quindi non è gratuita, ma può essere un’opzione in più per chi vuole aggiungere un livello di sicurezza durante gli spostamenti.


Centri antiviolenza

I Centri Antiviolenza non sono solo per le situazioni estreme.

Si può andare anche solo per parlare, per capire cosa fare o quando si è confuse su quello che è successo. E spesso confrontarsi con qualcuno che sa riconoscere certe dinamiche è già un primo passo importante.

Offrono gratuitamente:

  • ascolto
  • supporto psicologico
  • consulenza legale
  • aiuto nelle denunce
  • percorsi per uscire da relazioni violente

Link ai centri antiviolenza a Torino


A noi piace il digitale

Molti telefoni hanno una funzione SOS che quasi nessuno attiva.

Nel mio si chiama proprio “Emergenze”. Se la impostate potete chiamare il 112 o condividere la posizione con contatti fidati in pochissimi secondi. Ci vogliono letteralmente due minuti per configurarla.

E ovviamente una spera di non doverla usare mai. Però, visto che c’è, perché non attivarla?

fleabag

La priorità non è essere educate

Se una situazione vi mette a disagio, una persona, un posto, un comportamento, probabilmente c’è un motivo.

Io so che stiamo tutte pensando a decine di situazioni che ci sono capitate. L’ultima che mi è successa mentre scrivo è stata al cinema. La persona seduta accanto a me continuava ad appoggiare la mano sul bracciolo, sfiorando la mia gonna e la mia coscia.

Ho perso quasi mezz’ora a chiedermi se fosse intenzionale o se stessi esagerando. Mi spostavo sempre più verso destra, cercando di fare spazio senza creare imbarazzo. La persona con cui ero mi ha anche chiesto se volessi cambiare posto, ma ho detto di no, per educazione, per non fare una scenata.

Risultato: ho passato il resto del film a subire un contatto non voluto.

Quindi no, non è inutile dire:

Non dovete essere gentili.
Non dovete essere educate.

Non è il nostro scopo nella vita essere gentili ed educate mentre veniamo molestate.

Potete:

  • cambiare posto
  • uscire
  • entrare in un negozio
  • chiedere aiuto
  • fare una scenata del cazzo. Sì, fare una scenata del cazzo.

E quindi, eccole, le mie mimose.

Numeri di emergenza, link utili, consigli pratici.

Non profumano granché e non stanno bene in un vaso. Però, a pensarci bene, durano molto più di un mazzo di fiori.

Nella speranza che arrivi il giorno in cui non servano più.

Testo: Incoronata Galietti
Immagini: frame da Il diavolo veste Prada e Fleabag

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