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Impatto (o “tutte quelle robe che ti vengono quando metti piede a Torino”)

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IMPATTO: il titolo di un film senza asteroidi. Ci sei solo tu come una meteora impazzita.

       Quella cosa cicciona che si butta di pancia sulla piscina-mondo…sono io dopo i cenoni di natale

Innanzitutto le presentazioni, come fanno le persone civili: sono nata nell’isola più isola d’Italia –ok, se non consideriamo Carloforte e compagnia cantante– e mi sono trapiantata a Torino in quella fase della vita in cui ti sembra di aver superato finalmente l’adolescenza

e i brufoli, il gonfiore ormonale e gli scompensi da bipolare

Ti sembra.

A 19 anni sono salita su un volo Alitalia, sforando i 25 kg di bagaglio in stiva, destinazione Torino.

Ero pronta per questo sbalzo spazio-temporale-climatico-culturale-sociale-anagrafico?

No.

Nondimeno.

Allora, con l’angoscia di una che pare abbia appena realizzato che si può sentire nostalgia della spiaggia più sfigata di casa propria… Torino, cosa mi è sembrata?

Premessa –breve, giuro-:

quando ho preso la decisione di trasferirmi, ho fatto quella cosa spregevole di appassionarmi a 100 vetrine -e non ci credo che non lo conoscete, non fate i soliti snob intellettuali a tutti i costi-.

Perché? Perché venivano ripresi degli scorci di Torino e vederli, mi illudeva di esser già avanti con l’ambientazione.

L’impatto della mia navicella spaziale sul suolo torinese, insomma.

L’impatto, giunta da Caselle, Torino, cosa mi è sembrata?

Oh, torinesi, vi sento già gonfiarvi il petto.

e non è proprio affascinante

Mi è sembrata bella.

Tendenzialmente –soprattutto in piena post-adolescenza– schifo parecchie cose, anche a priori, come una deficiente.

A primo impatto però, Torino mi è sembrata proprio bella.

C’erano i portici alti alti. C’erano piazze piene, ma proprio piene, di castelli. C’erano 2 chiese gemelle. C’era una linea di metro che mi faceva pensare ai videogiochi tipo Final Fantasy –nella mia città, chiamiamo “metro” un tram, giusto per farvi capire il mio stupore-. C’erano i kebabbari ovunque e dei bar con gli interni tutti decorati d’oro e i camerieri che pareva una scena presa da Titanic. C’era un fiume che la notte sbrilluccicava tutto.

E poi c’era qualcosa che avrei apprezzato bene solo molto più avanti:

Torino è grande, sì, ma questo non fa di lei una città.

E per città intendo quei posti che, a furia di pomparsi gente dentro, ha ottenuto l‘effetto “vene di un eroinomane”: è diventata un po’ pesta, un po’ volgare.

Torino è grande, sì, ma già dal primo impatto avevo intercettato che la sua principale caratteristica era l’eleganza.

E, ad uscire la sera mi sembrava, a volte, di essere un po’ una Savoia.

Con questa musichetta di sottofondo

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