marzo, 2018

10mar18:00Il sessantotto sequestratoCircolo dei LettoriCategorie:LIBRI,MEETING E CONFERENZEExtra:GRATIS

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sabato 10 marzo ore 18

Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni

presentazione del libro di e con GUIDO CRAINZ edito da Donzelli
con le coautrice Anna Bravo e Nicole JanigroFabio Levi, docente di Storia contemporanea Università di Torino e Guido Viale, sociologo, coordina Carmine Donzelli

Nella storia d’Europa dei decenni successivi
il ’68 non ci appare tanto rilevante per quel che avvenne a Parigi
oppure a Torino, a Berlino, a Milano o a Trento,
quanto per i traumi e i rivolgimenti che segnarono
quell’area dell’Europa “sequestrata” dall’impero sovietico.

A distanza di cinquant’anni dal simultaneo manifestarsi dei movimenti di contestazione del ’68 in tante parti del Vecchio continente, si inizia forse a comprendere che per la storia successiva sono rilevanti soprattutto i rivolgimenti, i traumi e i processi che segnarono la Cecoslovacchia, la Polonia e altre aree dell’Europa «sequestrata» dall’impero sovietico, per dirla con Milan Kundera.  Per molti versi quei rivolgimenti rappresentarono uno spartiacque: la conferma definitiva che il «socialismo reale» non era riformabile.
I processi che attraversarono allora quest’area furono solo apparentemente stroncati a Praga dai carri armati del Patto di Varsavia e in Polonia da una brutale offensiva di regime che assunse violenti toni antisemiti, provocando l’esodo di una ricca comunità intellettuale e di una parte significativa degli ebrei rimasti nel paese dopo la Shoah.
In realtà, pur nel modificarsi di prospettive e di visioni del mondo, si dipanano da allora alcuni esili e al tempo stesso straordinari fili che portano al 1989, passando per Charta 77 in Cecoslovacchia o per il Kor e Solidarność in Polonia.  Eppure, in quel fatidico ’68, i giovani, gli intellettuali e i rinnovatori di quei paesi, i sostenitori di un «socialismo dal volto umano», non trovarono nei movimenti studenteschi dell’Occidente quel solidale sostegno che sarebbe stato necessario.  Né lo ebbero dai partiti comunisti europei.  Perché?  E perché in molte ricostruzioni storiche complessive ha prevalso spesso una sostanziale rimozione di questi aspetti?
A queste domande e a questi nodi rispondono i contributi del libro: il saggio di apertura di Guido Crainz; quelli di Pavel Kolář, Wlodek Goldkorn, Nicole Janigro,Anna Bravo; e i documenti di studenti e intellettuali di allora, con le successive testimonianze di personalità come Jiří Pelikán, Adam Michnik, Zygmunt Bauman.

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Quando

(Sabato) 18:00

Dove

Circolo dei Lettori

Via Giambattista Bogino, 9, 10123 Torino