Mentre studia recitazione e immagina il proprio futuro, Francesco resta un diciottenne che sbaglia, si arrabbia, si scusa, prova a difendere le proprie ragioni. Racconta cosa significa oggi sentirsi in crisi, avere paura, sentirsi soli, ma anche provare a farsi ascoltare da chi continua a definirli “fragili” o “senza voglia di fare”. Il monologo alterna risate e silenzi, prende in giro i ragazzi e gli adulti, finché il confine si sfuma e diventa un confronto diretto: chi è in sala non può che misurarsi con quella domanda semplice e spiazzante del titolo, “chi sono veramente?”.